“Perfetti” tristi o peccatori riconciliati e gioiosi?

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In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

(Lc 15,1-10 – Giovedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario – Anno A)

Medita

I farisei sono scandalizzati perché Gesù, colui che si proclama Figlio di Dio, mangia e frequenta i peccatori e gli scartati dalla società. Questo capita quando si ha una visione sbagliata di Dio e della religione. La mentalità dei farisei, di una religione fatta di “perfetti”, ce la portiamo ancora dentro. Quante volte capita, nelle nostre comunità, di guardare con disprezzo e rabbia quelle persone (delle quali conosciamo il vissuto poco cristiano che compiono) che si presentano a messa o alle adorazioni e si siedono davanti a noi, giudicandole in malo modo? O quante volte abbiamo sentito dire a qualcuno: fai questi peccati, per fortuna che vai ogni giorno a messa eh? Questo capita perché scambiamo la fede cristiana con una serie di norme da seguire, come se fosse la fede di quelle persone perfette che non devono e non possono sbagliare mai. Se fosse così allora sarebbe la fede di nessuno, nemmeno dei santi perché anche loro hanno peccato nella loro vita.

Allora che tipo di fede è la nostra, che tipo di Dio è il nostro? La nostra fede è un cammino che deve portarci a migliorare giorno dopo giorno: ci saranno giorni in cui raggiungeremo vette spirituali ed umane altissime, ci saranno giorni nei quali saremo i peggiori peccatori. L’importante è avere la consapevolezza di aver sbagliato, di essere fragili e di avere la fiducia che abbiamo un Dio che ci attende e che aspetta soltanto che noi gli diciamo, con sincerità: Padre ho sbagliato contro te e contro i miei fratelli, abbi misericordia di me. Anzi, vi diremo di più, il nostro Dio è ancora più grande perché non aspetta nemmeno che arriviamo fin da lui ma è lui che si mette alla ricerca di ognuno di noi, si fa trovare per permetterci di salvarci ed una volta trovati fa una grande festa. Gesù Cristo è venuto per i malati, per i peccatori, non per chi si sente sano. Allora se capiamo che tipo di Dio è il nostro Dio, usciremo da quella logica di una fede apparentemente perfetta e sapremo essere più misericordiosi e più umani con noi stessi e con i fratelli.

Vivi

Che tipo di rapporto hai con Dio e con la fede?

Pensi che sia la fede dei perfetti o che sia un cammino di santificazione per comprendere sempre di più la logica, la grandezza e l’amore di Dio per noi e per il creato?
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